ESAME AVVOCATO: PROVE DI RIFORMA
Dopo anni di sperimentazioni e modifiche temporanee, l’Esame di Abilitazione alla Professione Forense torna al centro del dibattito, nell’ottica di una riforma organica della professione, che appare assolutamente opportuna e quantomai necessaria.
Al momento, si intrecciano la proposta del Consiglio Nazionale Forense del 16 maggio 2025 e la bozza approvata in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il 4 settembre 2025, in larga misura divergenti, anche rispetto alle forme attuali, che, come sappiamo, nascono come emergenziali e dunque non potranno essere replicate sine die.
Il Consiglio Nazionale Forense ha elaborato un esame composto da una sola prova scritta e da una prova orale, con sessione annuale (al riguardo, si era anche paventata a suo tempo una doppia sessione).
La prova scritta, articolata su un unico atto giudiziario in una materia a scelta tra Diritto Privato, Penale o Amministrativo, con svolgimento in presenza e ammissione di codici annotati con la sola giurisprudenza.
La prova orale, comprendente la discussione di un caso pratico in materia scelta tra Diritto Privato, Penale o Amministrativo, quesiti su Procedura (a scelta del candidato), diritto sostanziale (Civile, Penale o Amministrativo) e su una materia ulteriore tra Commerciale, Costituzionale, Lavoro, Unione Europea o Tributario, quesito di Deontologia, Ordinamento e Previdenza forense, con verifica della conoscenza della lingua inglese mediante traduzione di un breve testo.
Il Consiglio dei Ministri, invece, ha appena licenziato un testo che prevede un esame composto di due prove scritte e di una prova orale, in unica sessione annuale.
La prova scritta, suddivisa in due parti: la redazione di un parere motivato e la stesura di un atto giudiziario, con possibilità per il candidato di scegliere tra le materie di Diritto privato, Penale o Amministrativo, con prove in presenza e candidati muniti di codici annotati con la sola giurisprudenza.
La prova orale, incentrata sulla illustrazione degli elaborati scritti e sull’analisi di un caso pratico, con domande che potranno spaziare dal diritto sostanziale al Diritto Processuale, senza trascurare Deontologia e Ordinamento Forense, con ulteriori due discipline aggiuntive scelte dal candidato tra Amministrativo, Commerciale, Costituzionale, Lavoro, Tributario, Unione Europea, Ecclesiastico).
In entrambe le bozze, i punti fermi parrebbero due: la tendenza a mantenere le prove in presenza, dunque con abbandono definitivo delle forme telematiche di cui alle modalità emergenziali post Covid, e il carattere prettamente pratico dell’esame, in luogo di un classico approccio universitario, almeno questo nell’intento.
Sappiamo quanto si tratti ancora di testi preliminari, ossia di proposte che ben potranno essere modificate, integrate o anche stravolte durante l’iter legislativo, che seguiremo tutti con la massima attenzione.
Nel frattempo, l’Esame Avvocato 2025, già fissato con la prova scritta all’11 dicembre 2025, giusto D.M. 30 giugno 2025 (Bando d’Esame), seguirà ancora la disciplina transitoria prevista dal più recente intervento normativo, replicando in toto le modalità di cui alle sessioni 2023 e 2024, quest’ultima, in queste settimane, in via di conclusione.
Che queste modalità non rappresentino un punto d’arrivo era probabilmente chiaro fin dal principio, poiché è evidente che le modalità di accesso alla professione non possono che essere viste nel complesso di una riforma organica che tenga conto delle mutate esigenze di una società che cambia, per cui risulta condivisibile l’impostazione di inserirle in un quadro assai più ampio.
Fin dal 2018, ho avuto il privilegio di ricoprire tutti i ruoli in materia d’Esame Avvocato: da quello di Commissario, a quello di Presidente di SottoCommissione, da quello di Presidente di Prima SottoCommissione regionale, sempre presso la Corte d’Appello di Bologna, a quello attuale di Ispettore Ministeriale, con assegnazione dapprima ad Ancona e poi a Catanzaro.
Posso dire, con l’esperienza acquisita, che se si vuole formare Avvocati pronti per le sfide future, non si può non partire da una più adeguata formazione universitaria e da una pratica forense effettivamente svolta sul campo, laddove l’Esame rappresenta soltanto lo sbocco ultimo. Concentrarsi unicamente, come si è fatto in passato, sulla forma delle prove, dunque sul dettaglio, fa perdere di vista l’insieme: per godersi al meglio un quadro d’autore, bisogna stare alla giusta distanza ed osservarlo nella sua interezza.
Una volta delineato il quadro, poi la forma viene da sé, senza dimenticare di calare i principi generali negli aspetti più concreti: strutturare adeguatamente la macchina organizzativa, garantire nella composizione delle Commissioni la copertura di tutte le materie, dettare linee guida efficaci su tutto il territorio nazionale, razionalizzare i lavori ed uniformare i tempi. Fondamentale, su questo, fare tesoro delle dettagliate Relazioni che ad ogni sessione noi Ispettori Ministeriali stiliamo con attenzione e piena cognizione di causa, idonee a mostrare a fondo anche ciò che non si vede.
Perché noi siamo lì, tra i banchi, tra i ragazzi e le ragazze che cercano di sbrogliare una matassa che facile non è, a pensare a tutti i cammini che ad ogni sessione si ritrovano nelle aule di giustizia di questo articolato stivale, ai sentieri tutti diversi che li ha portati fin lì, solitudini che si ritrovano, nostre comprese, a come ciascuno troverà un modo tutto suo per andare incontro al domani, svoltato l’angolo, dove la vera ricchezza sta nelle differenze.
Camere d’albergo e aule di Corte d’Appello, questo il pane quotidiano di un Ispettore.
Solitudini, sguardi che si incrociano ed attese. E domande, tante domande. Quelle giuste, prima di tutto. Chi cammina sotto queste volte dorate? Chi siede su questi scranni? Legge, Giustizia o Verità? Perché insieme no, forse in fondo non si può.
A chi mi chiede come si interpreta un ruolo così delicato, rispondo sempre che lo si fa con semplicità e sensibilità, rispetto dei ruoli e disponibilità. C’è chi ci vede come arcigni controllori e chi ci ringrazia per la ricchezza condivisa, consapevole che si rema tutti nella stessa direzione, per l’ottimale funzionamento della macchina organizzativa di questa forma d’esame, che forse tanto in forma non è, e chissà se lo sarà quella futura. Ma ogni volta sono le persone a fare la differenza. Le persone e le radici.
Radici. Forse è proprio questa la parola chiave. Chi vogliamo essere da grandi?
(pubblicato su Altalex il 17/09/2025)


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