RIFLESSIONI DI UN ISPETTORE MINISTERIALE

Nella sessione 2023 che sta volgendo al termine, ho ricoperto il ruolo di Ispettore Ministeriale in seno alle Commissioni d’Esame Avvocato (con assegnazione, nello specifico, alla Corte d’Appello di Ancona), Ispettori che, com’è noto, vengono nominati annualmente, uno per Corte d’Appello, per un totale di n. 27 su tutto il territorio nazionale, in rappresentanza diretta del Ministero della Giustizia, con poteri ispettivi e di controllo circa il rispetto delle normative vigenti in materia.

Un compito delicato ed importante, da interpretare con il massimo rigore e nella consapevolezza di svolgere un servizio utile al sistema, volto a migliorare l’ingranaggio della “macchina Giustizia”.

Dopo le precedenti esperienze di Commissario d’Esame, Presidente di SottoCommissione e Presidente di Prima SottoCommissione regionale, sempre presso la Corte d’Appello di Bologna, avendo ricoperto negli ultimi anni tutti i ruoli in materia, ho avuto l’occasione di acquisire una visione a 360 gradi che mi porta ad esprimere talune considerazioni di carattere generale. 

Com’è noto, la sessione 2023 si è svolta con forme nuove, da considerarsi “ibride” rispetto alle forme tradizionali dei tre scritti, vigenti fino al 2019, e alle forme emergenziali adottate per il periodo pandemico negli anni 2020-2021-2022: una prova scritta ed una prova orale in tre fasi.

Poiché tale modalità d’esame è stata riproposta anche per la sessione 2024, che prenderà il via nel prossimo mese di dicembre, in attesa di una riforma organica dell’accesso alla professione forense che dovrebbe affacciarsi nel 2025, è quantomai utile fare il punto su potenzialità e criticità dell’attuale sistema, anche al fine, se del caso, di apportare i migliori correttivi.

L’unica prova scritta, nella forma di un Atto giudiziario (a scelta del candidato, in materia di Diritto Civile, Diritto Penale e Diritto Amministrativo), si è svolta con modalità non dissimili da quelle ante 2020, quindi con un notevole impegno della segreteria, chiamata ad identificare ed organizzare per tempo una location in grado di garantire l’accesso composto dei candidati ed il regolare svolgimento della prova, eventualmente fin dal giorno precedente per la consegna ed il controllo dei Codici commentati con la sola Giurisprudenza.

Particolarmente pregnante, a tal proposito, l’attività ispettiva, con contatti diretti con la segreteria della Corte d’Appello di pertinenza e con il Presidente della Prima SottoCommissione, laddove è fondamentale trovare persone competenti, serie e motivate, al fine di approntare strategie comuni e concordate, nel pieno rispetto dei ruoli, con particolare riguardo alla predisposizione degli spazi (fondamentale, la “schermatura” dei locali o strategie alternative), all’organizzazione dell’ingresso dei candidati e alle indicazioni operative per i componenti delle SottoCommissioni durante la prova.

Parimenti importante, in principio e in seguito, è risultato anche realizzare il miglior coordinamento sul campo tra i n. 27 rappresentanti dell’On. Ministro nominati per le Corti d’Appello su tutto il territorio nazionale, motivo per cui mi sono reso promotore di una riunione plenaria laddove si è concretizzato un utile confronto su tutti gli aspetti organizzativi della sessione d’esame.

Il gioco di squadra, sempre centrale in ogni contesto, ha consentito anche di concordare, previo ingresso dei candidati alle ore 8 del giorno preposto nelle rispettive sedi, la lettura della traccia alle ore 10, garantendo uniformità sul territorio nazionale a tutti i candidati, che vi rimanevano impegnati per le successive 7 ore, con qualche consueta criticità, decorse le prime 2 ore, per l’accesso ai servizi.

Terminata la consegna degli elaborati e le operazioni di segreteria volte a garantire il necessario anonimato, con il taglio dei lembi numerati, il loro rimescolamento, la susseguente numerazione progressiva e l’inserimento definitivo delle buste con gli elaborati scritti in un contenitore di cartone debitamente sigillato, la stessa si è curata di predisporre ed eseguire la spedizione in favore della Corte d’Appello abbinata, preposta alla correzione.

La fase della correzione degli elaborati scritti, indicativamente concretizzatasi nei mesi di gennaio e febbraio (entro il termine ultimo suggerito dal Ministero al 28 febbraio), nel rispetto dei criteri di correzione e valutazione delle prove scritte elaborati dalla Commissione Centrale ed in virtù del Bando d’Esame, ha dato adito alle prime questioni applicative, dovute al fatto che, in origine, non risultano forniti alle Commissioni gli sviluppi “autentici” delle tracce.

È risultato dunque onere di ciascuna Commissione regionale esaminare le tracce assegnate e concordarne uno sviluppo comune, al fine di uniformare per quanto possibile gli orientamenti, una linea comune da porre in essere nelle singole correzioni: cosa ritenere sufficiente, cosa considerare eccellente, cosa considerare invece insufficiente o inadeguato. Ma sempre e solo, nel migliore dei casi, in seno alle singole SottoCommissioni regionali, con conseguente, inevitabile rischio di una certa disomogeneità di giudizio sul territorio nazionale

Su questo, mi sento di poter affermare che probabilmente, laddove venissero fornite alle Commissioni, insieme alle tracce, anche gli sviluppi ipotizzati da chi le ha materialmente stilate, si potrebbe facilitare il compito dei Commissari, che pur sono chiamati ad un approfondimento e ad uno studio comunque pregnanti, e garantire con ciò maggiore uniformità.

L’attività ispettiva, in questa fase di correzione degli elaborati scritti, è consistita proprio nel verificare, a tutela dei candidati soprattutto (candidati ammessi ad Ancona nella misura del 40%), la piena rispondenza ai criteri dettati, non senza evidenziare altresì, nel merito, qualche ulteriore considerazione generale utile al ragionamento.

La traccia in materia di Diritto Civile, scelta dalla stragrande maggioranza dei candidati, si è rivelata piuttosto ostica (anche per via di un richiamo, nel testo proposto, ad una presunta chiamata in causa di terzo, che ha indotto diversi candidati ad andare fuori tema) e molto spesso non ha trovato un adeguato sviluppo; diversamente, la traccia proposta in materia di Diritto Penale ha goduto di uno svolgimento assai più lineare ed abbordabile anche da parte di chi non ha svolto una reale pratica in detto settore; è stata infine scelta in casi molto sporadici la traccia in materia di Diritto Amministrativo, dallo sviluppo non semplice in quanto necessitante di norme speciali che in gran parte non erano nella disponibilità dei candidati in sede di prova scritta.

In molteplici casi, i candidati hanno fornito sviluppi sostanziali confusi o troppo scarni, atti a denotare la carenza di reale pratica professionale, o privi di uno sviluppo logico-giuridico adeguato, anche con difficoltà nella stesura, per grammatica e sintassi; in certi casi, gli elaborati sono risultati troppo prolissi quanto agli istituti generali, ma spesso carenti negli aspetti più pratici atti a fornire adeguata tutela al cliente, quasi come se si fosse innanzi ad un parere, come si richiedeva ai sensi della normativa ante 2020.

La prova orale, articolata in tre fasi, ha evidenziato a parer del sottoscritto le maggiori criticità.

Pervenuti dalla Corte d’Appello preposta alla correzionegli elenchi dei candidati giudicati idonei alla prova scritta, adottati i criteri di svolgimento e valutazione delle prove orali elaborati dalla Commissione Centrale presso il Ministero della Giustizia, venivano stilati i calendari delle sedute, con abbinamento dei candidati, con susseguente formale convocazione degli stessi nel rispetto dei termini previsti, con inizio indicativamente nel mese di maggio e termine in questi giorni (dunque, nel rispetto del termine ministeriale del 31 luglio).

L’attività ispettiva, in questa fase, è risultata piuttosto impegnativa in considerazione della novità del sistema e dell’articolazione non semplice, che merita alcune considerazioni generali, la prima delle quali è la seguente: ad Ancona, l’80% dei candidati è risultato idoneo, tuttavia con evidente sproporzione tra le SottoCommissioni, problema che si ripropone ad ogni sessione, al pari di quello relativo alla uniformità delle competenze in ciascuna SottoCommissione, il cui momento formativo, da parte degli organismi preposti, richiede particolare attenzione.

Interessanti e del tutto rispettose del dettato normativo le tracce dei Quesiti proposte e scelte dai candidati, previa presentazione a ciascuno di tre buste sigillate: ad esempio, la donazione indiretta ed i requisiti di forma, con necessari approfondimenti anche di carattere processuale (rito semplificato di cognizione e termini per la costituzione), con una inevitabile osservazione e cioè che il candidato che porti Diritto Processuale Penale alla prova orale non può comunque esimersi dal conoscere la Procedura Civile, dovendo affrontare un Quesito in materia di Diritto Civile.

Una ulteriore sottolineatura, in proposito: se il candidato non sviluppa o non espone correttamente il Quesito, manifestando già nella prima fase gravi ed incolmabili lacune, appare forse una inutile forzatura dover comunque affrontare l’esame orale sulle tre materie ulteriori e la Deontologia, poiché, per via dell’impossibile compensazione di un voto insufficiente, il destino del medesimo è già segnato, qualunque sia la valutazione riportata sul resto della prova.

Le tempistiche della prova orale risultano, inoltre, probabilmente eccessive, posto che un candidato rimane sostanzialmente innanzi alla Commissione per circa due ore; taluni candidati, convocati per le ore 9, quindi presenti in Corte dalle ore 8.30 circa, vengono esaminati dopo le ore 16.30 e fino alle 18 almeno, con tutto ciò che ne consegue in termini di attesa, stress e tensione nervosa.

In fase di esposizione e discussione del Quesito, un’attenzione particolare è richiesta ai Commissari, chiamati senz’altro ad interloquire con i candidati, ma facendo attenzione a non porre domande non strettamente attinenti alla traccia proposta, pur nella medesima materia, dovendosi lasciare alla fase successiva, semmai, in ciascuna materia, ogni ulteriore approfondimento.

Riguardo alla seconda fase della prova orale, concepita come “discussione di brevi questioni che dimostrino le capacità argomentative e di analisi giuridica”, mi sento di sottolineare come la stessa non sia da concretizzarsi come interrogazione universitaria, tipica semmai della forma passata, ma con taglio maggiormente pratico, con sottoposizione cioè ai candidati di casi pratico-applicativi, il chè oggettivamente risulta più impegnativo anche per i Commissari chiamati a condurre il colloquio.

Riguardo all’attività ispettiva nel suo complesso, potrebbe infine risultare utile precisare meglio e più compiutamente l’attività degli Ispettori Ministeriali nelle varie fasi dell’esame (prove scritte, correzione elaborati, prove orali, sedute e camere di consiglio), al fine di garantire una maggiore uniformità sul territorio nazionale e risolvere con un’interpretazione autentica i dubbi interpretativi rimessi oggi per forza di cose alla valutazione dei singoli

Queste sono le considerazioni che mi sento di condividere su questa nuova modalità d’esame, replicata anche nella prossima sessione 2024, nella consapevolezza che probabilmente non esiste una forma perfetta che garantisca appieno uniformità e idoneità a saggiare davvero la preparazione dei candidati (un’alea che incombe su noi Avvocati ogni giorno…), ma che ogni organismo preposto, nel rispetto dei ruoli, sia chiamato a provarci, facendo tesoro dell’esperienza.

Del resto, si sa, l’esperienza è l’insegnante più difficile ed esigente: prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione!

(pubblicato su Altalex il 12/07/2024)

yanogiovannini